È stato portato a termine il restauro dell’antico organo della Pieve di San Cresci da parte della prestigiosa ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio (Varese)

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I luoghi della fede - a spasso per Greve in Chianti

Abbazia di Monte Scalari

In origine si trattava solo di “un piccolo rozzo oratorio di pietra” dedicato a San Cassiano martire da San Giovanni Gualberto, monaco vallombrosano cui era stata donata dai feudatari di Cintoia, i Buondelmonti. La badia era stata costruita tra il 1038 ed il 1040 e svolgeva funzioni di Hospitium, cioè di ricovero e posto di ristoro per i viandanti.
In seguito il monastero divenne così importante che, per due secoli, vide affluire lasciti e legati da parte delle nobili famiglie del territorio, finché nel 1137 fu innalzato ad “Abbazia”, mentre i monaci fondavano “spedali” nei punti più transitati (come quello nel castello di Montebuoni) e ricoveri per i poveri, costruivano strade, coltivavano terre. Nel 1212 l’oratorio fu trasformato in una chiesa a croce latina, consacrata dal Vescovo di Fiesole il 26 maggio 1212, come attesta l’incisione rinvenuta su una pietra; un secolo più tardi fu edificata la torre campanaria in pietra serena andata distrutta nel corso della Seconda Guerra Mondiale. L’oggetto più prezioso contenuto nell’abbazia di Monte Scalari era certamente la campana della torre, realizzata da Andrea del Verrocchio su commissione dell’Abate don Isidoro. Lo scultore la progettò ricca di bassorilievi, fra cui l’effigie della Madonna con il Bambino e quella di San Giovanni Gualberto con l’arme della Badia. Si racconta che il Verrocchio iniziò la fusione il 21 ottobre 1474 alle ore 13 per terminare la notte successiva quando la campana, che pesava 2600 libbre, fu dissotterrata e benedetta con il nome di Santa Brigida. Issata sul campanile, fu fatta suonare per tutto il giorno d’Ognissanti, il 1° novembre 1474. Nei secoli successivi, nella Badia si realizzarono lavori di ristrutturazione ed ampliamento fino a quando, nel 1775, il Granduca Pietro Leopoldo trasferì i monaci al San Virgilio di Siena e decretò la soppressione di Monte Scalari, dopo sette secoli di attività. La preziosa campana fu venduta al pievano di San Pancrazio nel Valdarno, ove fu ignobilmente rifusa; il monastero fu alienato ai Rosselli del Turco ed il ricchissimo archivio storico fu inglobato da quello del San Virgilio.

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